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    <title>dedioste&#39;s</title>
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    <description>Recent content on dedioste&#39;s</description>
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    <copyright>CC BY-NC 4.0 - dedioste- 2004 - 2026</copyright>
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      <title>Bloodborne</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-05-31-bloodborne/</link>
      <pubDate>Sun, 31 May 2026 19:45:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
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      <description>&lt;p&gt;Grazie all’amico Gabbo, che vendeva la sua, 2 mesi fa sono diventato proprietario di una PS4.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si, 4, avete letto bene.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non avevo una console Sony dai tempi della 2, e tra tutti i vari titoli persi, ce ne era uno che mi era rimasto lì e che volevo giocare: Bloodborne, appunto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La scimmia saliva visto che tutti ne parlavano come di una pietra miliare.&lt;br&gt;
Anche su Outcast era spesso citato come un riferimento imprescindibile, compreso di &lt;a href=&#34;https://www.outcast.it/home/bloodborne-racconti-dallospizio&#34;&gt;Racconto dall’Ospizio a firma Ualone&lt;/a&gt;.
Come carico da undici, un annetto fa, arriva pure la &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=z3OILsYzai4&#34;&gt;puntata di Retrocast&lt;/a&gt; a tema.&lt;br&gt;
È quindi partita la caccia (badum-tsss!).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo un tentativo di giocarlo via Playstation live, il servizio in streaming, fallito per motivi di inaccettabile lag, eccomi appunto all’acquisto di una PS4 usata e al recupero (su Vinted) del gioco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Precisazioni: ho giocato solo offline, e a spanne siamo tranquillamente a 70 ore di gioco, dove ho quasi platinato tutto e ho esplorato 3 tipi di dungeon su 4 (dopo spiego meglio).&lt;br&gt;
Volendo potrei fare una seconda run per raggiungere il vero finale, ma per quanto il gioco mi piaccia, altre 40/50 ore anche no.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cosa è Bloodborne, in sintesi?&lt;br&gt;
È un gioco di combattimento, basato su armi da mischia e da sparo, propenso alla combo, dove viene richiesta una enorme attenzione al combattimento, che è il centro assoluto del gioco e ha decine di meccaniche diverse.&lt;br&gt;
Ci si mena, ci si mena tanto, ci si mena forte e c’è poco altro (no enigmi, qualche quest secondaria). Sono botte, le più serie che vi siate mai dati al di fuori del mondo Street Fighter / Tekken.&lt;br&gt;
E sono botte splendide: ogni arma da mischia ha il suo stile, le sue mosse, le sue combo, il suo modo di “giocare il gioco”; stessa cosa, sebbene in misura minore, per le armi da fuoco o secondarie.&lt;br&gt;
Più si mena, più si fa esperienza, che si può spendere per aumentare le statistiche del personaggio e costruirlo come si vuole in forza, agilità, resistenza, vitalità e conoscenza delle arti arcane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’altra cosa è che è un gioco difficile, che non prende nessuno per mano, che richiede tempo e studio per essere appreso e controllato.  Ma come ogni buona arte, l’applicarsi e il vedersi migliorare è la vera soddisfazione, e sarà incredibile. Si passa da ritenere un nemico insuperabile, a morirci tre / quattro volte contro, a iniziare a capire i pattern, a passarlo a filo di spada senza dargli neanche il tempo di reagire, scegliendo l’attacco giusto per bloccare i suoi e leggendo il frame esatto in cui sparare per stordirlo e trafiggerlo con un attacco viscerale (ovvero piantandogli l’arma dentro e poi estraendola violentemente).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi c’è tutto il resto: le armi (il loro miglioramento, le gemme, gli elementali), la crescita con i punti esperienza (che se non si spendono si perdono se si muore, ma si possino recuperare tornando dove si è morti), un level design galattico (ogni stanza ha il suo perchè, e più volte farete quel “ah, sì, ora capisco” indice di design eccellente quando capirete che il punto A e il punto B sono collegati, e che ora potere “fare prima” per muovervi nel mondo di gioco), i boss,  il lore e la storia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non lo nascondo: per alcuni passaggi mi sono tranquillamente aiutato con la splendida &lt;a href=&#34;https://it.ign.com/bloodborne/94953/bloodborne-la-guida-completa-e-le-migliori-strategie&#34;&gt;Guida su IGN&lt;/a&gt; e la &lt;a href=&#34;https://bloodborne.wiki.fextralife.com/Bloodborne+Wiki&#34;&gt;Wiki su Fextralife&lt;/a&gt;, semplicemente perchè la quantità di roba nel gioco è tanta e tale che, per scoprire alcune cose da solo, le ore totali dovrebbero salire a 200/250&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’ho giocato costruendo un personaggio forte e agile, incentrato sulla mannaia e sulla spada.&lt;br&gt;
Non nascondo che, non ora ma in futuro, non mi dispiacerebbe rigiocarlo, provando stavolta un personaggio diverso costruito sulle arti arcane e su tutti i vari attrezzini che si possono trovare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Avendolo finito, posso ora dirlo: sono perfettamente d’accordo con chi lo ritiene un capolavoro. È un gioco lungo, difficile, che richiede dedizione e non ha il senso di Epica di uno Zelda, ma premia in maniera incredibile l’impegno e la dedizione, ripagando con momenti di gameplay eccezionale, puro piacere videoludico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come detto, si trova ormai a pochi euro (meno di 10) su Vinted, e gira su PS4 e PS5. Se potete, proveatelo. Non ne rimarrete delusi.&lt;br&gt;
Solo una cosa: dategli fiducia e non fatevi scoraggiare all’inizio, anche Jimi Hendrix non ha suonato Hey Joe la prima volta che ha preso in mano una chitarra.&lt;/p&gt;
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      <title>Nel nido dei serpenti</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-05-10-nel_nido_dei_serpenti/</link>
      <pubDate>Sun, 10 May 2026 16:15:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-05-10-nel_nido_dei_serpenti/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Letto in un paio d’ore, grazie al prestito della &lt;a href=&#34;https://catalogo.fondazioneperleggere.it/library/Inveruno/&#34;&gt;mia biblioteca comunale&lt;/a&gt;, questo libro di Zerocalcare gira intorno al tema dei neonazisti dell’est Europa e del potere politico e giudiziario che detengono.&lt;br&gt;
Per dimostrarlo usa le due storie di Ilaria Salis (dove vengono ripubblicate le storie uscite su Internazionale) e di Maja T. (questa inedita).&lt;br&gt;
Da quei due eventi si parte per due diverse strade: una descrittiva, che parla di cosa sono i neonazisti in Germania dell’Est e in generale in Europa orientale, l’altra riflessiva, perché in tutto il libro c’è un &lt;em&gt;fil rouge&lt;/em&gt; di riflessione sulla violenza, su quanta se ne può sopportare, su se e quando si deve reagire.&lt;br&gt;
Come in altri testi dell’autore, la riflessione è profonda ma non giunge a una conclusione forzata; si capisce come la vede Zerocalcare, ma non c’è giudizio, perchè, appunto, è un tema complesso e molte sono le sfaccettature e le situazioni personali da considerare.&lt;br&gt;
Sul tema della violenza, segnalo anche una bella puntata del podcast di Bebo Guidetti &lt;a href=&#34;https://youtu.be/jKRqxj-V9SU?si=tlBFM7AW1hl2uUoo&#34;&gt;“Parlo da solo”&lt;/a&gt;.&lt;br&gt;
In entrambi i casi si va in profondità, perché la classica risposta “Violenza? Mai” non è sempre giusta al 100%, vedi anche il famoso Paradosso dell’intolleranza di Popper.&lt;br&gt;
Come sempre, la risposta forse più giusta è “dipende”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Diversa invece è la posizione sui neonazisti, trattati (giustamente) come macchiette e messi alla berlina, mostrando sia i privilegi e il potere di cui godono, sia le loro risibili azioni.&lt;br&gt;
E qui non c’è molto da discutere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Testo breve ma interessante, anche riprendendo quanto già uscito su Internazionale, soprattutto per capire meglio una situazione complessa, che è più grande delle parti che la compongono.&lt;/p&gt;
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    </item>
    
    <item>
      <title>Boxes:Lost Fragments</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-04-25-boxes_lost_fragments/</link>
      <pubDate>Sat, 25 Apr 2026 09:40:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
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      <description>&lt;p&gt;Carino, ma niente di più.
Gioco di enigmi sullo stile dei “The Room” (di cui scrissi una dozzina di anni fa più o meno &lt;a href=&#34;https://dedioste.net/posts/2014-06-12-the-room-two/&#34;&gt;qui&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://dedioste.net/posts/2015-08-12-the-room/&#34;&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://dedioste.net/posts/2016-03-18-the-room-3/&#34;&gt;qui&lt;/a&gt;), questa volta giocato su PC, visto che era stato dato in omaggio da &lt;a href=&#34;https://store.epicgames.com/it/p/boxes-lost-fragments-079041&#34;&gt;Epic Games Store&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il meccanismo è semplice: uno scrigno, ci si gira intorno e si scoprono i punti su cui interagire. Da lì, si risolvono piccoli enigmi, si sbloccano oggetti, si attivano meccanismi, fino a trovare un pezzo di un puzzle più grande.
Ogni 4 scrigni, si risolve un meta puzzle, usando i pezzi e gli indizi ottenuti, e si passa al gruppo successivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La qualità degli enigmi è molto variabile: qualcuno è molto gustoso, qualcuno è proprio &lt;em&gt;meh&lt;/em&gt; e si finisce a risolverlo cliccando a caso.&lt;br&gt;
Rispetto ai &lt;em&gt;The room&lt;/em&gt; tra l’altro c’è anche la differenza di giocare con il mouse, e non con il touch, che crea alcune distorsioni (girare una chiave è comico&amp;hellip;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non mi sono praticamente mai bloccato, al limite ho perso un po’ di tempo in un paio di situazioni per del &lt;em&gt;pixel hunting&lt;/em&gt;, ovvero capire quale era la piccola zona giusta su cui cliccare (o quale era il piedino che ruotava, o quale era l’angolo giusto in cui inclinare il mouse per far fare la rotazione giusta al pezzo.)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Finito in 5-6 ore, l’ho usato come “pulisci palato” tra Disco Elysium e Bloodborne, due cose con decisamente un altro respiro.&lt;br&gt;
Senza aspettative enormi, rimane un passatempo gradevole.&lt;/p&gt;
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      <title>Disco Elysium</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-04-18-disco_elysium/</link>
      <pubDate>Sat, 18 Apr 2026 18:40:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-04-18-disco_elysium/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Il più bell’esempio di interactive fiction che abbia mai letto/giocato.&lt;br&gt;
Se fosse una serie, ne parleremmo tutti come di una pietra miliare.&lt;br&gt;
Se fosse un romanzo, sarebbero a litigarsene i diritti per farne una serie tv.&lt;br&gt;
Ho un dubbio sul film, perchè una degli aspetti più importanti di Disco Elysium è la quantità di materiale: ogni dialogo, ogni side quest, ogni pezzo dell’enigma ha merito di essere raccontato e vissuto, e ognuno di essi ha un ruolo nella vicenda globale.&lt;br&gt;
Ogni pezzo tolto è una nota di meno in una sinfonia completa.&lt;br&gt;
E quindi non ci starebbe in due ore e mezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma partiamo dall’inizio.
Innanzitutto, cosa NON è Disco Elysium.&lt;br&gt;
Anche se ci sono le statistiche, non è un gioco di ruolo.&lt;br&gt;
Non ci sono enigmi con oggetti, non dovrete piegare il vostro cervello per capire cosa fare con un pollo con una carrucola in mezzo, non è quindi un’avventura punta e clicca.&lt;br&gt;
Si può morire, ma non è richiesta abilità con il joypad per evitarlo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È principalmente un racconto, in cui noi possiamo fare scelte.&lt;br&gt;
Meglio, in cui, come nella vita, &lt;strong&gt;dobbiamo&lt;/strong&gt; fare scelte.&lt;br&gt;
E ogni volta che faremo quelle scelte, qualche porta si aprirà e qualche altra si chiuderà.&lt;br&gt;
E per fare quelle scelte ci è richiesto di guardarci intorno, raccogliere informazioni, parlare con le persone e, a volte, fare un’azione, dal cui successo o meno dipende come si svilupperanno le cose.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non voglio spoilerare, ma si inizia &lt;em&gt;in medias res&lt;/em&gt;, con un primo enigma abbastanza esistenziale a cui, in breve, molto in breve, se ne affianca uno molto più pratico, ovvero un cadavere che pende da un albero.&lt;br&gt;
Quel cadavere è il caso da risolvere, e tutto (fidatevi, TUTTO) ha origine da lì e tornerà lì.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dialogo dopo dialogo, costruiremo un rapporto con le persone, e potremo iniziare a pensare meglio alla relazione con loro, proveremo a capire se fidarci o meno, se credere a quello che dicono o metterlo in dubbio.&lt;br&gt;
Capiremo se stiamo noi usando qualcuno, per andare avanti verso il nostro obiettivo, o se stiamo venendo usati, per gli scopi della persona con cui stiamo parlando.&lt;br&gt;
Un tango, in cui si balla in due, su una pista da ballo in cui ballano in molti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E, sempre dialogo dopo dialogo, inizieremo a costruire la nostra visione di cosa è successo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Spiccano tra tutti i personaggi alcuni veri capolavori, profili che sono importanti nel gioco ma con cui ancora di più è interessantissimo dialogare, visto che ogni scelta è come una mossa di scacchi, e può aprire a una informazione in più, o in meno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tecnicamente il gioco è fatto benissimo, con uno stile grafico caratteristico e gradevolissimo e una colonna sonora eccezionale (le tre note iniziali del tema che parte vicino al Whirling-in-Rags me le ricorderò per un bel po’).&lt;br&gt;
Nello specifico, io ho giocato alla versione &amp;ldquo;The final cut&amp;rdquo; che è la versione arricchita, uscita un anno dopo il lancio originale. Il gioco è stato un gentile omaggio della campagna natalizia di regali di Epic Games Store.&lt;br&gt;
Io vorrei sempre vedere la faccia del me del 1996 a cui dicono &amp;ldquo;Nel 2025, i videogiochi (e la musica) te li regaleranno, legalmente, basterà magari aspettare, ma avrai sempre ampissima scelta. Gratis.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qualche buco nel gioco c&amp;rsquo;è, ed anche se è marginale, può essere fastidiosetto.
La meccanica dei vestiti ad esempio, non mi ha fatto impazzire.&lt;br&gt;
Mi spiego meglio: i vestiti che si indossano danno dei modificatori ad alcune skill, ad esempio una sciarpa aumenterà la vostra empatia ma diminuirà la capacità di intimidire, mentre un paio di guanti tecnici aumenterà la vostra capacità manuale (idraulica, meccanica, etc.) ma peggiorerà la vostra credibilità da strada.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C’è un momento del gioco, in cui ci sono una serie di controlli sulle skill in sequenza, dove scegliere i vestiti più adatti diventa rilevante.&lt;br&gt;
E quindi si deve passare ogni volta qualche attimo a “combinare” i vestiti migliori.&lt;br&gt;
In un giorco che è tutto storia e narrazione, metteris a &amp;ldquo;maxxare&amp;rdquo; le stats come in un soulslike, non è proprio il massimo, soprattutto per la sospensione dell&amp;rsquo;incredulità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;altra cosa, un po&amp;rsquo; paradossale, è che a volte il gioco parla troppo. Ci sono dei momenti in cui penserete &amp;ldquo;anche meno&amp;rdquo;, che cliccherete fuoriosamente perchè l&amp;rsquo;ennesimo dialogo su un dettaglio vi annoia. Non è un problema, va bene così, la logorrea fa parte dell&amp;rsquo;esperienza. Le cose importanti si possono sempre rivedere e rileggere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In definitiva, un capolavoro che merita di essere giocato. Peccato che la software house che lo ha fatto sia implosa dopo la pubblicazione, con litigate varie tra gli autori. Rivederli al lavoro su un altro progetot sarebbe stato motlo interessante.&lt;/p&gt;
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    </item>
    
    <item>
      <title>Seguimi! Il marketing come culto, il culto come marketing</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-03-01-seguimi/</link>
      <pubDate>Sun, 01 Mar 2026 13:20:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-03-01-seguimi/</guid>
      <description>&lt;p&gt;44 sottolineature, in un libro da 300 pagine totali.
Direi che l’ultima fatica di Gianluca Diegoli, &lt;a href=&#34;https://amzn.to/4b4IiGk&#34;&gt;“Seguimi! Il marketing come culto, il culto come marketing”&lt;/a&gt; mi ha proprio stuzzicato.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Come in ogni brand cult, rimanere a mani vuote è una delusione: l’acquisto è un rito che permette di sentirsi parte del “cerchio magico” e partecipare attivamente alle conversazioni nella community, magari condividendo la propria prima routine con il nuovo oggetto magico.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Quando avevo scritto del suo &lt;a href=&#34;https://dedioste.net/posts/2020-08-10-svuota-il-carrello/&#34;&gt;“Svuota il carrello”&lt;/a&gt; avevo già spiegato perchè ho stima dell’autore, che seguo appunto dai tempi del web 2.0, ormai un’era geologica fa. Oggi l’incarnazione più frequente è la newsletter &lt;a href=&#34;https://lettera.minimarketing.it/&#34;&gt;“Il venerdì di (mini)marketing”&lt;/a&gt;, un appuntamento fisso con una visione originale sui temi del marketing, argomento con il quale uno nella vita si trova spesso a che fare (e ancora più spesso nel mio caso, vista la mia professione).&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Chi domanda guida la narrazione e indirizza il modo in cui ci percepiamo, preparandoci ad accettare soluzioni.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Ogni tanto, appunto, il buon Diegoli esce dal seminato della newsletter/articolo lungo e si butta nella scrittura di un libro, andando in profondità su un argomento specifico. In questo caso il tema è appunto il dualismo marketing e culto, analizzato da entrambi i punti di vista.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Come sostiene Cory Doctorow, informatico e scrittore americano: «Una patologia del conservatorismo è dire che “le cose erano semplici”. No, eri tu che eri un bambino. [&amp;hellip;] Il conservatorismo è il desiderio di essere un bambino».&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Mai serioso ma sempre serio, l’autore sa abbinare una scrittura facile e gradevole a concetti complessi: tra un culto e l’altro, ciascuno con il proprio capitolo, si arriva a parlare del mio amato Kahneman e dei suoi bias, di Cialdini e della persuasione. Tutti temi che, sebbene originino dal mondo della comunicazione commerciale, sono oggi centrali nella nostra società, visto che oramai un po’ tutto è comunicazione commerciale.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Del resto, nella divulgazione c’è spazio: anche se crediamo di essere degli esperti, in realtà gli italiani di vino non ne sanno poi tanto.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Una ulteriore linea rossa che unisce i capitoli è quella dell’importanza degli schermi: ognuno dei culti/modelli citati oramai passa, per una sua parte, dallo schermo dei nostri device. Anche quelli in teoria più distanti, come il culto dei cammini, parte (con gli stimoli) e arriva (con le social proof) da quello che teniamo nella mano destra.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Più variabili diminuiscono il rischio che una destinazione diventi inflazionata, ma aumenta il cosiddetto PARADOSSO DELLA SCELTA. Il problema del marketing contemporaneo è che troppa scelta paralizza il consumatore, e il proliferare di opzioni di viaggio non sfugge alla regola.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Non mi dilungo sui singoli culti analizzati, lascio a voi la scoperta: si tratta comunque di una scelta ragionata, di casi che tutti conosciamo o direttamente o al massimo con un grado di separazione.&lt;br&gt;
Ammirevole anche il racconto di come, per essere sicuro di raccontare la verità, quasi con un approccio giornalistico, l’autore si sia sottoposto a diverse attività specifiche, tutte mirate a “testare con mano” quello che voleva raccontare.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Il posizionamento del marketing del beauty è dunque più complesso: vai bene come sei, ma puoi essere ancora meglio.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Un libro molto sveglio, agile, che collega punti e rende visibile un fenomeno non banale, mettendo in evidenza molti punti di contatto e un modello comune che, senza problemi, si può inserire nella propria borsa degli attrezzi di lettura della realtà.&lt;/p&gt;
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    </item>
    
    <item>
      <title>TR-49</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-02-22-tr-49/</link>
      <pubDate>Sun, 22 Feb 2026 18:35:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-02-22-tr-49/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Stuzzicato dalla &lt;a href=&#34;https://www.outcast.it/home/tr-49&#34;&gt;recensione estremamente positiva&lt;/a&gt; di giopep su Outcast (che rimane il mio sito videoludico di riferimento), mi sono buttato su questo &lt;a href=&#34;https://store.steampowered.com/app/3838370/TR49/&#34;&gt;TR-49&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cosa è? È un gioco-enigma, che vi pone davanti a un vecchio pezzo di hardware, per trovare informazioni.&lt;br&gt;
Si inizia con ZERO informazioni, guidati solo da una voce da una sorta di walkie talkie. E si inizia, pian piano, a usare il sistema e quindi a costruire una rete. Di indizi, di personaggi, di fatti.&lt;br&gt;
E questo vale per i due lati dello schermo&amp;hellip;&lt;br&gt;
Ma si rimane sempre lì, su quella sedia, e si viaggia solo con la mente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non dico altro perché non voglio spoilerare :)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le meccaniche sono veramente interessanti, c’è davvero la sensazione di essere davanti a una macchina informatica d’epoca, sia per modo di usarla sia per contenuti.&lt;br&gt;
Azzerata anche la necessità di prendersi appunti cartacei, perché, molto furbescamente, una delle cose che chi è davanti alla macchina fa (al posto vostro) è quello di prendere appunti, quindi se volete verificare qualche ipotesi, recuperare al volo qualche file, basta un colpo di Tab e vi trovate davanti delle belle cartelline ordinate.
La realizzazione tecnica è molto buona, fa di tutto per rendere le cose credibili e ci riesce bene, senza strafare.&lt;br&gt;
Ma quello che lo rende molto interessante è la scrittura: siamo veramente dalle parti dell’interactive movie, si ha veramente la sensazione di essere parte attiva di una storia, guidata dalle nostre azioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il gioco dura circa 6-7 ore, ma vale tutti i soldi spesi. Anche se probabilmente non lo rigiocherete. Tra l’altro in maniera molto onesta, a gioco completato permette di ripartire dagli snodi narrativi, quindi anche fare tutti gli obiettivi di Steam non è così complesso e soprattutto NON richiede di iniziare da zero ogni volta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per me, si inserisce in quel filone di giochi dove guida la narrazione (come &lt;a href=&#34;https://dedioste.net/posts/2026-01-07-horses/&#34;&gt;Horses&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://www.dedioste.net/posts/2025-03-24-the_vanishing_of_ethan_carter/&#34;&gt;The vanishing of Ethan Carter&lt;/a&gt; e, in parte, &lt;a href=&#34;https://www.dedioste.net/posts/2025-05-12-the_talos_principle/&#34;&gt;The Talos principle&lt;/a&gt;) che ultimamente mi sta piacendo molto.&lt;br&gt;
È un periodo in cui la mia scelta videoludica si polarizza su cose che sono pura meccanica (Balatro, di cui prima o poi dovrò scrivere) oppure su cose che sono pura storia (sto finalmente giocando Disco Elysium). Soffre quello che è nel mezzo (Silksong lo ho preso, iniziato e poi abbandonato).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Segnalo che tra quando ci ho giocato ed adesso gli sviluppatori hanno raccolto dei feedback della comunità: hanno sistemato un paio di punti veramente “da solutori più che abili” e hanno reso configurabile la quantità di info che si ricevono via Walkie talkie.&lt;br&gt;
Questo potrebbe aiutare a centrare un po’ il livello di sfida, che quando l’ho giocato io aveva picchi sia in alto (quel paio di enigmi veramente bastardi) che in basso (in alcuni punti si andava velocissimo, con veramente troppe info immediatamente disponibili).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bello, bello, bello. Proprio piaciuto.&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    
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      <title>Farsi male: Variazioni sul masochismo</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-02-15-farsi_male/</link>
      <pubDate>Sun, 15 Feb 2026 16:20:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-02-15-farsi_male/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Libro durissimo. Sia perché (e non me lo aspettavo) richiede un po’ di conoscenze di base di psicologia / psicoanalisi, che non ho e che quindi ho dovuto un po’ rincorrere in giro per internet, sia perché (e questo invece me lo aspettavo) quanto ci si guarda dentro, quando si prende tempo per valutarsi, si scoprono anche delle cose che non sono immediatamente gradevoli.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Riconoscere che la libertà è fragile, ma abitabile. Che la democrazia non è l’assenza di conflitto, ma la capacità di attraversarlo senza cercare un carnefice o un vendicatore.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Quel dire “ah, sì“ alla fine di un passaggio sulla paura che accada qualcosa di brutto, sui motivi di questa sensibilità, sulle cause profonde, no è di certo un “ah, sì“ di rilassatezza.&lt;br&gt;
Probabilmente se non l’avessi letto nelle vacanze di Natale, un periodo che stavolta mi sono veramente goduto, staccando da tutto e tutti, ci avrei messo molto più a digerirlo.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Per Jude il piacere è insopportabile, quasi una minaccia: come se la felicità tradisse la verità della sua sofferenza.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Tutto nasce da &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=GpWKNdHy3vM&#34;&gt;questa puntata del PoretCast&lt;/a&gt; con ospite l’autore, Vittorio Lingiardi. Peraltro ospite in quella puntata per parlare di un altro libro, sul corpo. Ma in un passaggio si accenna a questo libro sul masochismo e mi si accende la curiosità. Poco dopo è Natale, e me lo compro sul Kindle.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Alcuni di noi, osserva, «ripetono sempre, senza correggersi, le medesime reazioni a loro danno», al punto da sembrare perseguitati da un destino inesorabile. Ma a guardare meglio, quel destino se lo costruiscono da soli «inconsapevolmente con le [loro] mani»5.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Cosa è quindi questo &lt;a href=&#34;https://amzn.to/4rC36dB&#34;&gt;Farsi male: Variazioni sul masochismo&lt;/a&gt; ? È un viaggio, prima in una parte più teorica, poi in una serie di esempi pratici, nel masochismo e nelle sue sottocategorie.&lt;br&gt;
Personalmente, mi stupisce sempre, quando mi trovo a leggere di questi temi, quanto è potente il metodo scientifico.&lt;br&gt;
Mi spiego: anche su aspetti apparentemente così intimi, personali, ritenuti unici come il comportamento, il ragionamento, il carattere, è possibile applicare il metodo scientifico e provare (e riuscire) a trovare una chiave razionale.&lt;br&gt;
Uno poi arriva a concludere che siamo animali molto più prevedibili di quello che pensiamo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Torniamo al viaggio: all’interno del masochismo ci sono diversi sottocomportamenti, che sebbene legati da alcune pratiche o atteggiamenti, derivano da punti di partenza diversi e che soddisfano bisogni diversi.&lt;br&gt;
Un altro punto che mi è piaciuto molto è l’assenza totale di giudizio: si guarda sempre alle cose come sono, senza dire se sono giuste o sbagliate, cercando di capirle e di costruire un contesto intorno per farlo.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;«tenere a mente le emozioni»&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Ora capisco un po’ di più cosa vuol dire “contesto non giudicante” che usa spesso una persona che conosco.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Questo graduale percorso consente la formazione di una soggettività sana e vitale. La capacità di abitare la realtà senza frantumarsi nasce dal gesto di cura che sa illudere e poi disilludere senza ferire.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Dopo la teoria, la pratica: come dicevo, ci sono una serie di esempi della letteratura, della storia, dell’arte, della società dove si cerca di capire quale masochismo è presente, l’origine, il modo in cui si rende evidente.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;la paura che accada qualcosa di brutto perché è accaduto qualcosa di bello.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Ritorno all’inizio: Lettura pesante, che richiede tempo e dedizione. Ma se avete curiosità per il tema, riserva belle sorprese.&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    
    <item>
      <title>L’espressione più spontanea di una migliore versione di me</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-02-07-espressione_piu_spontanea/</link>
      <pubDate>Sat, 07 Feb 2026 18:25:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
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      <description>&lt;p&gt;Ho già parlato in passato di &lt;a href=&#34;https://riccardo.im/&#34;&gt;Riccardo Palombo&lt;/a&gt;, storico giornalista del tech che si è poi lanciato in solitaria a fare il content creator, con video su youtube, podcast e tanti articoli.&lt;br&gt;
Mi piace perchè è chiarissimo, diretto, assolutamente non costruito ed incredibilmente fattuale. Le sue recensioni di hardware sono un modello di riferimento per linearità, affidabilità e completezza.&lt;br&gt;
Negli ultimi anni, ha affiancato alla parte tech una riflessione più ampia, sulla letteratura, sull’età adulta, sulla vita.&lt;br&gt;
Lo fa principalmente nel podcast &lt;a href=&#34;https://open.spotify.com/show/2Ap4QCxQvnV9nvsFIwVrXP&#34;&gt;“Il mordente”&lt;/a&gt; (da poco ricominciato), ma lo ha fatto anche qualche mese fa attraverso questo &lt;a href=&#34;https://amzn.to/49Ms588&#34;&gt;L’espressione più spontanea di una migliore versione di me&lt;/a&gt;, un racconto lungo (47 pagine) uscito a un euro su Kindle, dove racconta il suo cammino dei Borghi Silenti, nel Lazio, fatto nell’estate del 2025.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Le Alpi sono una demo dell’universo, ascendono verso il cosmo.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Pian piano sul racconto, anche didascalico, del viaggio e delle varie vicissitudini, si inseriscono riflessioni più ampie, che riprendono alcuni temi già presenti nel podcast, o alcuni argomenti toccati nei video più riflessivi (i vlog).&lt;br&gt;
Tutto è narrato e argomentato con il solito stile calmo, chiaro e gradevole.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutto ha due esiti:&lt;/p&gt;
&lt;ol&gt;
&lt;li&gt;mi ha fatto venire una voglia matta di fare un cammino, che sia quello dei Borghi Silenti o un altro (cosa che in parte mi aveva già fatto venire “Il sentiero degli Dei” di Wu Ming 2).&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;mi ha convinto (e, se seguite, lo sto già mettendo in pratica, visto che siamo al sesto post sul blog in un mesee una settimana) ancora più voglia di fermarmi e scrivere le cose che penso, prendermi il tempo per me e rendere concreti i miei pensieri. Una vita di “meno e meglio”, cosa che, per me, è un bel cambiamento.&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Mi son fatto problemi per niente, come al solito.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Leggetelo, anche solo per curiosità.&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    
    <item>
      <title>Fallout 3</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-01-16-fallout_3/</link>
      <pubDate>Fri, 16 Jan 2026 19:35:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-01-16-fallout_3/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Con i miei tempi, nelle vacanze di Natale mi sono finito questo Fallout 3, che avevo preso e mollato più volte nell’ultimo annetto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante gli anni, è sempre un bel giocare.&lt;br&gt;
È il classico gioco in cui le meccaniche e la trama ti portano avanti, finché la parte tecnica regge e non “si rompe” diventando incompatibile con le macchine moderne o veramente troppo antiquata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ovvio, al lancio molte delle cose che il gioco fa erano una “prima volta”; penso al karma, alla trama a blocchi, dove le scelte influenzano il percorso (non l’esito, ne parliamo dopo), del numero e profondità delle missioni secondarie.&lt;br&gt;
Oggi lediamo scontate, ma se possiamo farlo è grazie anche al lavoro e al successo di titoli come questo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’ambientazione è deliziosamente retro e futurista, gli spazi sono grandi ma non eccessivi (la mappa ve la dovrete comunque girare ben bene, e l’autotrasporto funziona solo dalla seconda visita), si possono giocare build diverse, con un caveat: ci sono passaggi in cui non ci sono alternative all’usare le armi, quindi chi vuole provare a giocare solo di astuzia/agilità prima o poi dovrà spendere qualche punticino anche sulle armi da fuoco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’altro punto che anticipavo prima è che sì, le nostre azioni influenzano il percorso, ma alla fin fine, sempre allo stesso finale si arriva, con variazioni minime (e tutte decise nell’ultimo quarto d’ora di gioco o meno).&lt;br&gt;
Da un titolo con una così grande varietà uno si aspetta anche almeno due filoni, visto che peraltro la scelta di ampie fazioni e possibilità c’è già, ma è sottosfruttata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo si trova periodicamente in giro come omaggio o in streaming su Amazon Luna, cuba sulle 35-40 ore ed, esclusa appunto una sezione decisamente combat heavy che vi farà apprezzare il piacere del quicksave, ha una sfida giusta ma non eccessiva.&lt;br&gt;
Se ne avete l’opportunità, giocatevelo :)&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    
    <item>
      <title>Come funziona la musica</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-01-11-come_funziona_la_musica/</link>
      <pubDate>Sun, 11 Jan 2026 19:26:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-01-11-come_funziona_la_musica/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Comprato su segnalazione del buon &lt;a href=&#34;https://riccardo.im/&#34;&gt;Riccardo Palombo&lt;/a&gt; qualche tempo fa, questo &lt;a href=&#34;https://amzn.to/4574YCv&#34;&gt;“Come funziona la musica”&lt;/a&gt; mi ha un po’ spiazzato, ma alla fine mi è piaciuto.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Amiamo rivendicare la nostra unicità, ma veniamo messi sempre più di fronte alla nostra prevedibilità. Qui c’è un elemento di tensione: non vogliamo che ci venga tolta l’illusione della scelta, ma desideriamo le comodità che derivano dalla prevedibilità.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Mi aspettavo un po’ di teoria musicale basica e parecchie storie di “vita vissuta” da musicista, ci ho trovato la biografia di David Byrne (forse la parte più debole) ma soprattutto tante (piacevoli) riflessioni sulla funzione della musica, sulla sua storia, su cosa vuol dire “ascoltare” la musica e su come funziona il business che le gira intorno.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;La soddisfazione che deriva dal riconoscimento pubblico – per quanto piccolo, per quanto fugace – è una delle forze che ispirano l’atto creativo?&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Byrne è sicuramente una persona che ha un ruolo importante nella musica, avendo fatto tante cose, dal front man di una band di grido (i Talking Heads), a decine di collaborazioni, a tanta attività da solista in tante aree diverse, non solo nel pop.&lt;br&gt;
È sicuramente una voce autorevole e, seguendolo nelle varie riflessioni, sa raccontare con modo e dettaglio gli argomenti che sceglie di affrontare.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;È una visione delle arti che si avvicina a quella di Cage: l’arte è tutt’intorno a noi, se solo correggiamo il nostro modo di vedere e di ascoltare.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Le parti più interessanti a mio avviso sono due:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;La riflessione su come è cambiato il rapporto con la musica con l’evoluzione tecnologica: l’idea iniziale della musica come performance, da vivere al momento, spesso anche facendola insieme si è poi stravolta con il tempo, passando prima alla registrazione, poi alla portabilità e infine alla musica “liquida” e sempre disponibile di oggi. Diversi spunti sulla trasformazione dal fare musica, dall’esserci dentro, a ascoltare la musica, comprarla, archiviarla sono estremamente interessanti e profondi.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;La parte sul business della musica, ovvero “come fa a vivere un musicista”, con tutto lo spettro di possibilità da “proprietà della major” a “pienamente indipendente”. Anche in questo caso viene data una prospettiva temporale, perché anche qui la tecnologia ha sparigliato parecchio le carte.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;La musica in quanto collante sociale, agente del cambiamento, è forse qualcosa di più profondo della perfezione di un particolare brano o dell’esecuzione di un gruppo.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Mi aspettavo qualcosa di più sulla musica in se, sulle sue regole: si parla abbastanza rapidamente di scale musicali, dicendo anche che alla fine la musica è stranamente uno dei linguaggi dell’uomo meno differenziati tra le diverse geografie ed etnie, osservando come a tutti sembrino “intonati” gli stessi intervalli.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Marshall McLuhan formulò la celebre tesi secondo cui dopo la rivoluzione scientifica e l’Illuminismo siamo passati da una cultura acustica a una cultura visiva. Affermò che in una cultura acustica il mondo, come il suono, è tutto intorno a noi, e proviene da tutte le direzioni al tempo stesso. È stratificato e non gerarchico; non ha un centro o un punto focale. La cultura visiva ha invece una prospettiva, un punto di fuga, una direzione. Nella cultura visiva un’immagine occupa uno spazio fisso ben preciso: è davanti a noi. Non è ovunque allo stesso tempo.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Un po’ noiosetta e didascalica la parte sulla carriera di Byrne, non tanto perché non sia interessante, ma perché è narrata in maniera strettamente cronologica e descrittiva, lasciando poco spazio alla riflessione.&lt;br&gt;
In generale comunque una lettura gradevole, seppure per dei motivi completamente diversi da quelli che mi aspettavo all’inizio.&lt;/p&gt;
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