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    <title>dedioste&#39;s</title>
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    <description>Recent content on dedioste&#39;s</description>
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    <copyright>CC BY-NC 4.0 - dedioste- 2004 - 2026</copyright>
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      <title>Mura Mura</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-10-04-mura_mura/</link>
      <pubDate>Sun, 04 Oct 2026 07:50:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-10-04-mura_mura/</guid>
      <description>&lt;p&gt;È evidente che la storia di questo &lt;a href=&#34;https://link.amazon/B0cK4yCLF&#34;&gt;Mura Mura&lt;/a&gt; non è che un espediente, ma è un espediente gradevole e fa funzionare bene quello che è in realtà un saggio sul rapporto tra Giapponesi ed eros, con un approfondimento in particolare sul mondo (variopinto e variegato, devo dire) dei locali notturni.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;nella capitale era esploso il fenomeno della papa-katsu. Moltissime ragazze tra i diciotto e i venticinque anni avevano uno sugar daddy che le pagava a peso d’oro per un po’ di giovane compagnia.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;I due amici, novelli Dante e Virgilio, che si avventurano in una serie di locali notturni nel quartiere di Kabukichō, che all’inizio sono abbastanza semplici ma poi diventano molto più espliciti.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Perché il mondo è ben più clemente con le ragazze carine.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Ma prima, proprio come nella Divina Commedia, Virgilio si racconta. E in quella fase l’autore inizia a approfondire la società giapponese su una rea meno battuta delle solite: partendo dalla cultira del lavoro, quella si, ben nota, si passa alla cultura della famiglia e delle relazioni. E li qualche sorpresa inizia a uscire e si capisce quanto sia grande la differenza tra culture occidentali e orientali.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Il Giappone, in fondo, è uno dei paesi più avversi al rischio in assoluto.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Da i poi si entra in profondità, anche durante i vari “eventi”, su una riflessione sull’eros, il sesso e la loro relazione con la società giapponese. Società molto diversa dalla nostra, dove una relazione sessuale (anche mercenaria) esterna alla coppia sembra essere molto più tollerata che in Occidente, è quasi una cosa normale.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Un’espressione usata per indicare quell’attimo immediatamente successivo all’orgasmo in cui una persona (soprattutto un uomo) è libera dal desiderio sessuale e sperimenta una sensazione di calma potendo dunque pensare con lucidità: kenja taimu (賢者タイム), il momento del saggio.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Molto gradevole anche l’artificio per cui, dopo ogni “interazione”, viene raccontata la storia dell’altra persona coinvolta, quella di solito con cui il protagonista interagisce: chi è, cosa fa, quali sono le sue motivazioni per stare nel settore del &lt;em&gt;fūzoku&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Per apprezzare davvero il bello», continuò dopo una breve pausa, «è necessario conoscere e accettare l’oscurità che spesso si annida nei suoi contorni.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Non è un libro indimenticabile, ha una struttura molto lineare e viaggia sempre in bilico tra il romanzo e il saggio. Per dire, mi sarei aspettato un&amp;rsquo;evoluzione della relazione tra Virgilio e Dante, ma niente, la loro relazione serve a tenere in piedi la sequenza delle esperienze. È un espediente, funziona, ma lascia un po&amp;rsquo; l&amp;rsquo;amaro in bocca, soprattutto alla fine.&lt;br&gt;
Ma il libro rimane un interessante approfondimento su un tema poco noto e con tanta varietà.&lt;/p&gt;
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    </item>
    
    <item>
      <title>The Operator</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-09-27-the_operator/</link>
      <pubDate>Sun, 27 Sep 2026 18:20:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-09-27-the_operator/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Ennesima gemma recuperata &lt;em&gt;aggratis&lt;/em&gt; attraverso i regali settimanali di Epic Games Store, questo &lt;a href=&#34;https://store.epicgames.com/p/the-operator-b835e9&#34;&gt;The Operator&lt;/a&gt; è un altro ottimo esempio di “interactive fiction” fatta bene.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Siete un operatore dell’FDI (che è l’FBI con una lettera cambiata). È il vostro primo giorno di lavoro e vi trovate davanti al terminale. Il vostro dovere è quello di supportare gli agenti che vi chiamano dal territorio, supportandoli con analisi, ricerche, uso di software.&lt;br&gt;
E il compito del giocatore è di usarlo quel terminale, di eseguirne i programmi, sfruttarne i database. Si tratta quindi di un altro gioco che lavora sulla diegetica, come il &lt;a href=&#34;https://dedioste.net/posts/2026-02-22-tr-49/&#34;&gt;TR-49&lt;/a&gt; recensito qualche mese fa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il lancio stesso del gioco (“X-files meets Her Story”) dà anche indicazioni su cosa aspettarsi dalla trama: l’FBI che troviamo è molto simile a quella di Mulder e Fox, e dai primi casi “semplici” e diretti verremo presto portati in un vero e proprio intrigo, che coinvolge diversi agenti, talpe e forze misteriose.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molto piacevole il modo con cui si sviluppa il gioco: i vari strumenti vengono presentati, usati, approfonditi ma  non vengono mai usati “a noia”. Ci sono pochissime ripetizioni e anche alla fine del gioco ci sono ancora situazioni nuove e inaspettate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fine che purtroppo (ed è forse l’unico difetto del gioco) arriva molto presto: sono tre ore, tre ore e mezza di gioco, con un replay value molto basso (si può cambiare qualcosa, ma non ci sono finali multipli o simili).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bella opera prima dello studio francese Bureau 81, molto promettente. Stanno lavorando a un secondo gioco, mi sono iscritto alla newsletter.&lt;/p&gt;
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    </item>
    
    <item>
      <title>La cucina futurista</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-09-14-la_cucina_futurista/</link>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 19:50:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-09-14-la_cucina_futurista/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Questo “&lt;a href=&#34;https://link.amazon/B0idfIdzA&#34;&gt;La cucina futurista&lt;/a&gt;” è un libello di poche pagine, fortunatamente preso in offerta a 0,99€ su Amazon.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Gli undici convitati (5 donne, 5 uomini e un neutro)&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Dico fortunatamente perchè, al di là di qualche passaggio, è veramente poca cosa. Di futurista c’è giusto il riprendere le 3-4 idee del movimento e provare ad applicarle alla cucina, con risultati di esito vario, dalla puttanata solo per far scena a qualche idea che poi sarebbe tornata nella fusion.&lt;br&gt;
Ad esempio in qualche piatto (salato) si usa la frutta come ingrediente, un’idea che avrebbe messo oltre 50 anni a tornare, con il risotto alle fragole, negli anni ‘80.&lt;br&gt;
E un paio di &lt;em&gt;cocktail&lt;/em&gt;, pardon, di polibibite, che non sembrano male (uno riportato più sotto).&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;2°, dipingere dall’alto questa nuova realtà impone un disprezzo profondo per il dettaglio e una necessità di sintetizzare e trasfigurare tutto;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Per il resto solo qualche invenzione marinettiana, con qualche frase che per ritmo e stesura si merita l’attenzione, ma niente di che.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Inventina (polibibita)
⅓ di Asti spumante
⅓ di liquore d’Ananas
⅓ di sugo d’Arancio gelato&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Da prendere a prestito, da un amico in biblioteca.&lt;br&gt;
O da pagare meno di un caffè.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Gli indicatori chimici renderanno conto dell’acidità e della basicità degli intingoli e serviranno a correggere eventuali errori: manca di sale, troppo aceto, troppo pepe, troppo dolce.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
</description>
    </item>
    
    <item>
      <title>Fratelli d&#39;Italia</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-09-12-fratelli_d_italia/</link>
      <pubDate>Sat, 12 Sep 2026 19:00:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-09-12-fratelli_d_italia/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Ed eccomi finalmente qui a scrivere di questo &lt;a href=&#34;https://link.amazon/B05hjQRB4&#34;&gt;Fratelli d’Italia&lt;/a&gt;, dopo essermi letto l’edizione &lt;em&gt;monstre&lt;/em&gt; definitiva di 1717 pagine, quella del 1993.&lt;br&gt;
Lo avevo comprato 10 anni fa, e negli ultimi mesi (da Marzo, per la precisione) mi ci sono letteralmente perso dentro.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;un giovanotto va da uno psicanalista, e gli domanda se è possibile innamorarsi in maniera duratura e profonda di un elefante. Lo psicanalista risponde che gli studiosi più accreditati ritengono di no. Il giovanotto ringrazia, paga, si alza con qualche imbarazzo. Ma lo psicanalista: “non c’erano altre domande?”. “Oh, solo un consiglio: come sbarazzarsi di un anello di fidanzamento molto molto grosso?”&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Arbasino scrive da Dio, è coltissimo ma anche pop e sa cambiare tono e registro tre volte in una riga. È non per niente uno dei migliori intellettuali del secolo scorso (con puntata anche nei primi di questo secolo, fino alla morte sopraggiunta purtroppo nel 2020).&lt;br&gt;
E tutta la storia (tutto sommato abbastanza semplice, ma con un &lt;em&gt;coup de theatre&lt;/em&gt; inatteso nel finale) è anche una tela che serve a fargli dare sfogo a tutte le sue capacità, la sua conoscenza (ci sono citazioni in ogni pagina, e nel 1963, anno di prima uscita, il post-moderno non era ancora canone), la sua penna (alcuni passaggi vi ritrovete a leggerli ad alta voce per sentirli rotolare sulla lingua) e la sua &lt;em&gt;vis&lt;/em&gt; polemica (tutte le osservazioni sul mondo gay, sui mondani, sulla società, sul lavoro culturale, sull’educazione, sulla religione).&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Hanno l’ambizione de “il dottore è fuori stanza”&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;È uno zibaldone, nel migliore dei termini, in cui si segue l’epopea dell’Elefante e di Antonio, in un estate (e un autunno), su e giù per l’Italia, dentro e fuori feste, eventi in società, pomeriggi romani, festival e viaggi.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;facoltoso manager veneto, detto il Monager,&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Una cosa che si nota è che si tratta del classico libro che magari non tutti hanno letto, ma quelli che lo hanno letto poi hanno fatto cose: Sorrentino ci si è sicuramente ispirato per tutte le scene di mondanità de “La Grande Bellezza” (peraltro, uno dei miei film preferiti), sia come stile (accumulo, piccole meschinità in privato e grandi atteggiamenti in pubblico, il cicaleccio e il pettegolezzo) che come sviluppo della storia (l’Elefante e Jep Gambardella a volte dicono le stesse cose).&lt;br&gt;
Un altro capolavoro che lo ha sicuramente tra i riferimento è La Terrazza, di Ettore Scola, con quella cena a casa del produttore che sembra appunto uscire da queste pagine.
Stessa cosa un’intera certa tv di qualche anno fa, mi viene in mente ad esempio Chiambretti, con questo culto dell’accumulo, del dettaglio, della discussione sul nulla.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Si è rotta una gamba la sciura Lina? È stata punita perché si dava troppe arie, quella stupida. Se l’è rotta la zia Rina? Ha voluto metterla alla prova, nella sua infinita bontà&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;E poi via, tra commenti sulla cucina, sullo stile, sull’arte, sulla musica (quanto era &lt;em&gt;cool&lt;/em&gt; l’Opera e la musica classica nei ‘60, negli anni del Boom?), una sezione (probabilmente personale, e profondissima) sulla crescita nella Voghera del dopo Guerra, provincia profonda e retrograda (dove si percepisce perfettamente che Antonio e l’Elefante sono due facce della stessa persona, l’Autore).&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;sapendo bene che il primo che parla (soprattutto con se stesso) perde sempre tutto, su ogni tavolino.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Non è una lettura facile: ci sono anche tanti passaggi (soprattuto in questa edizione &lt;em&gt;omnia&lt;/em&gt;) lunghi e che beneficierebbero di un’asciugata. Ma sarebbe contro lo spirito &lt;em&gt;camp&lt;/em&gt; dell’opera (e dell’Autore); è un testo di eccessi, sotto tutti i punti di vista. E va vissuto come tale.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;«Fossi stato presente agli eventi riferiti nel primo libro del Genesi, talune sviste non si sarebbero verificate!».&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Due piccole note a margine, prima di chiudere: l’Elefante, per me, ha l’aspetto e i modi di fare di Enzo Miccio, mi è entrata in testa questa cosa nelle prime dieci pagine e mai sono riuscito a togliermela dalla testa.&lt;br&gt;
La seconda è che, per darvi un idea, ho 128 sottolineature, che vanno da alcune delle righe che ho riportato qui a pagine intere. Se volete, è uno dei vantaggi di un libro così grande: uno ci trova per forza delle cose che gli piacciono.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;«Giusto il contrario di quello che vediamo in giro ogni giorno: l’ideologia che si siede con tutto il suo culone collettivo sopra la letteratura, il pensiero, lo stile, perfino il senso civico&amp;hellip; Basta un test col lessico: la quantità di vocaboli nuovi d’ostilità e pregiudizio, che cominciano per “anti-” con intenti offensivi, negativi, lesivi&amp;hellip; E che pochi sono i propizi o propensi a un qualcosa di favorevole&amp;hellip; magari di piacevole&amp;hellip; dal momento che non sembrano proprio sradicabili dall’antropologia culturale né dalla natura umana quei brutti vizi della stronzaggine che ci troviamo puntati contro nelle più piccole sortite qualitative&amp;hellip; i “ne cherchez plus mon cœur”, quell’amare in più che secondo Adorno può metterci sempre dalla parte del torto&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Lo consiglio? No, sarei disonesto a farlo. Mi ha preso mesi e in alcuni momenti, quando si era su toni e temi non graditi, leggerlo è stato un vero e proprio sforzo.&lt;br&gt;
Ma è un testo enorme, con dentro tantissime cose belle che sarebbe peccato non leggere. Forse va tenuto come compagno, come libro parallelo, da leggere (e, mi viene da dire, ri-leggere) ogni tanto, così. Per buttare l’occhio su un mondo.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Hai ragione, lo farò a quaranta, dirò “mustra!” e “slandra!” come i Legnanesi, e sosterrò che è più nazional-popolare di Brecht. Ma bisogna, bisogna fare un qualcosa di vergognoso, un certo non so che per cui si rendano conto d’essere caduti fra i peggio dei peggio, mentre tutto lo chic e la cultura si svolgono altrove, e loro non ci sono&amp;hellip;».&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
</description>
    </item>
    
    <item>
      <title>INSIDE</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-09-04-inside/</link>
      <pubDate>Fri, 04 Sep 2026 19:55:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-09-04-inside/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Sto leggendo un libro da 1700 pagine, non ho smesso di leggere, ma nel frattempo ho finito il terzo videogioco di fila e scrivo di quello :)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo però era molto più breve degli altri due: &lt;a href=&#34;https://store.steampowered.com/app/304430/INSIDE/&#34;&gt;INSIDE&lt;/a&gt; l’ho finito in quattro ore e mezza, e &amp;hellip; mi ci sono divertito un casino.&lt;br&gt;
Molto meglio questo di &lt;a href=&#34;https://dedioste.net/posts/2026-08-25-the_last_of_us/&#34;&gt;The Last of Us&lt;/a&gt;, da un certo punto di vista ne è il suo opposto: si gioca con la croce e due bottoni, non c’è un dialogo in tutto il gioco e le &lt;em&gt;cutscene&lt;/em&gt; saranno 5 minuti in tutto il gioco, si inizia a giocare subito e si smette a fine partita (o gioco).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cosa è? È Another world portato nel 2016 (sì, è di dieci anni fa). Un vero un gioco di azione, strettamente a scrolling 2d, dove si risolvono enigmi, e mentre si risolvono succede una storia.&lt;br&gt;
Non si spara un colpo, non ci sono pistole, non ci sono punti esperienza, non ci sono skill da livellare.&lt;br&gt;
C’è solo da giocare e plasmare gli eventi con il proprio giocare.&lt;br&gt;
Tutto tramite un gameplay completamente naturale, dove è normale provare una cosa, morire, ma nel frattempo avere capito cosa fare.&lt;br&gt;
Non c’è frustrazione nel morire in INSIDE, non si deve recuperare nssun passaggio o cutscene; si può mettere subito in pratica quello che si è imparato morendo. È il &lt;em&gt;trial and error&lt;/em&gt; positivo, non c’è circolo vizioso di sofferenza, c&amp;rsquo;è il piacere di sbagliare, capire e andare oltre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tecnicamente il gioco è molto ben eseguito, nel suo stile minimale: grafica semplice ma raffinata negli ambienti, in particolare alcuni giochi di luce, con i pezzettini di polvere che brillano quando colpiti dai raggi, personaggi con pochi dettagli ma molto ben animati, suono quasi solo ambientale, con sprazzi di musica solo in alcuni punti rilevanti per la storia, niente dialoghi, 2 personaggi, narrazione estremamente aperta, che non spiega.&lt;br&gt;
E voi vi muovete in una serie di quadri per risolvere enigmi, sbloccare porte, scappare da guardie, andare avanti.&lt;br&gt;
Sempre un po’ con la domanda del perché siete lì e del cosa sta succedendo, del voler andare al quadro dopo “per vedere cosa succede”.&lt;br&gt;
Questo, per me, è di solito un elemento che mi fa piacere un videogioco: la scoperta, l’inatteso, il dubbio (“avrei potuto anche fare così?”).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C’è anche, per i completisti, una piccola parte di esplorazione supplementare e raccolta, che permette di sbloccare un finale alternativo&amp;hellip; Ma non aggiunge nulla, e ce lo si può vedere su YouTube.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si trova a pochi euro su Steam, come detto vi dura due-tre sere di gioco continuo e non è un videogioco &amp;ldquo;difficile&amp;rdquo; (sebbene su qualche enigma vi fermerete un po&amp;rsquo;, ma roba di una diecina di minuti). È davvero consigliatissimo.&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    
    <item>
      <title>The Last of Us</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-08-25-the_last_of_us/</link>
      <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 18:45:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-08-25-the_last_of_us/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Dopo una dozzina di anni abbondante, lo posso dire.
Aveva ragione &lt;a href=&#34;https://www.outcast.it/home/the-last-of-us-tanto-rumore-per-nulla&#34;&gt;la recensione di Outcast&lt;/a&gt; fatta da Stefano Talarico.
Tutto sommato, The Last of us è un enorme &lt;em&gt;meh&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche per uno come me che non ha giocato moltissimo di moderno negli ultimi anni.&lt;br&gt;
Anche per uno come me che giocava ai videogiochi delle origini, quando la semplicità non era una scelta, ma una necessità.&lt;br&gt;
Anche per me, The Last of Us è risultato un noioso film, tutto già visto e con i colpi di scena più telefonati del secolo, con degli intermezzi ludici che lasciano il tempo che trovano, divisi fra una sfida in generale bassa, dei picchi di frustrazione per alcuni combattimenti messi evidentemente con il solo scopo di allungare il brodo e l’odio per l’inutile necessità di esplorarsi palmo a palmo tutti gli anfratti possibili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Andando più nel dettaglio:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;la storia è telefonatissima, il brodo ristretto degli stilemi della peggiore Hollywood. Ci sono tutti, ma il feeling non è granchè. Veramente a ogni scena si può mettere in pausa, scriversi su un foglietto come andrà, ed essere sicuri di averci preso.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;Il gioco non ha una sfida: le cose da fare sono semplicissime, in certi punti è veramente un walking simulator. Anche i combattimenti (tranne alcuni casi, vedi dopo) non danno sfida, una volta imparate le due/tre regole di ingaggio necessarie a gestire i 5 (si, 5 in totale) tipi di nemici presenti nel gioco. Da lì, si procede diritti.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;Il gioco, a volte, semplicemente decide che è ora di morire un po’: in alcuni momenti si passa di botto da sfida zero a sfida impossibile, con orde di nemici tutti insieme. L’unico modo di gestire? &lt;em&gt;Trial and error&lt;/em&gt;, fino a quando non si capisce la sequenza giusta in cui ucciderli (il primo lo si ammazza in stealth, così posso arrivare al secondo senza allarmarlo). E spesso, si bisticcia pure con i comandi, che permettono in teoria di fare un sacco di cose, ma spesso rendono difficile farle (e.g. capire quale è l’angolo esatto per avvicinarsi di soppiatto e far attivare l’accoltellamento silenzioso è processo che tuttora, secondo me, non ha una logica. A volte ci si avvicina a grandi passi e il nemico non se ne accorge, altre volte basta un afflato quando si è ancora a 5 metri e si viene notati subito).&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;La parte di raccolta oggetti (sia risorse di gioco, sia collezionabili/elementi di lore aggiuntiva) è pallosissima. Si cammina minuti e minuti per perlustrare i dintorni, cercando le necessarie munizioni, ma anche un pezzo di carta o un cassetto (da ispezionare). Mi sono rifiutato di centopercentare il gioco, e vorrei conoscere chi ha avuto la pazienza di farlo.&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Vale la pena giocarlo? Non lo so. Onestamente mi aspettavo di più proprio in termini di esperienza videoludica.&lt;br&gt;
Tecnicamente non fa una grinza (su PS4), è un “bel” gioco.&lt;br&gt;
Ma è vuoto, come anche l’add-on “Left behind” che hanno aggiunto sulla remaster, che è fatto di due trame che sembrano scritte da un’intelligenza artificiale che fa la copia di mille riassunti (cit.).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Binari. Si tratta di un gioco che sia come storia va avanti su binari, definiti, chiari, senza sorprese, che ti tengono lì. E come sul treno vero, ti portano a un certo punto a domandarti: ma quando si arriva?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Provato su PS4 nella versione remastered; comprato su Vinted a 5 euro più spedizione, rivenduto a fine partita a 5 euro.&lt;br&gt;
Se ci spendete come me le sole spese di spedizione, ci sta anche provarlo. Ma non di più.&lt;/p&gt;
</description>
    </item>
    
    <item>
      <title>Bloodborne</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-05-31-bloodborne/</link>
      <pubDate>Sun, 31 May 2026 19:45:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
      <guid>https://www.dedioste.net/posts/2026-05-31-bloodborne/</guid>
      <description>&lt;p&gt;Grazie all’amico Gabbo, che vendeva la sua, 2 mesi fa sono diventato proprietario di una PS4.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si, 4, avete letto bene.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non avevo una console Sony dai tempi della 2, e tra tutti i vari titoli persi, ce ne era uno che mi era rimasto lì e che volevo giocare: Bloodborne, appunto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La scimmia saliva visto che tutti ne parlavano come di una pietra miliare.&lt;br&gt;
Anche su Outcast era spesso citato come un riferimento imprescindibile, compreso di &lt;a href=&#34;https://www.outcast.it/home/bloodborne-racconti-dallospizio&#34;&gt;Racconto dall’Ospizio a firma Ualone&lt;/a&gt;.
Come carico da undici, un annetto fa, arriva pure la &lt;a href=&#34;https://www.youtube.com/watch?v=z3OILsYzai4&#34;&gt;puntata di Retrocast&lt;/a&gt; a tema.&lt;br&gt;
È quindi partita la caccia (badum-tsss!).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo un tentativo di giocarlo via Playstation live, il servizio in streaming, fallito per motivi di inaccettabile lag, eccomi appunto all’acquisto di una PS4 usata e al recupero (su Vinted) del gioco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Precisazioni: ho giocato solo offline, e a spanne siamo tranquillamente a 70 ore di gioco, dove ho quasi platinato tutto e ho esplorato 3 tipi di dungeon su 4 (dopo spiego meglio).&lt;br&gt;
Volendo potrei fare una seconda run per raggiungere il vero finale, ma per quanto il gioco mi piaccia, altre 40/50 ore anche no.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cosa è Bloodborne, in sintesi?&lt;br&gt;
È un gioco di combattimento, basato su armi da mischia e da sparo, propenso alla combo, dove viene richiesta una enorme attenzione al combattimento, che è il centro assoluto del gioco e ha decine di meccaniche diverse.&lt;br&gt;
Ci si mena, ci si mena tanto, ci si mena forte e c’è poco altro (no enigmi, qualche quest secondaria). Sono botte, le più serie che vi siate mai dati al di fuori del mondo Street Fighter / Tekken.&lt;br&gt;
E sono botte splendide: ogni arma da mischia ha il suo stile, le sue mosse, le sue combo, il suo modo di “giocare il gioco”; stessa cosa, sebbene in misura minore, per le armi da fuoco o secondarie.&lt;br&gt;
Più si mena, più si fa esperienza, che si può spendere per aumentare le statistiche del personaggio e costruirlo come si vuole in forza, agilità, resistenza, vitalità e conoscenza delle arti arcane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’altra cosa è che è un gioco difficile, che non prende nessuno per mano, che richiede tempo e studio per essere appreso e controllato.  Ma come ogni buona arte, l’applicarsi e il vedersi migliorare è la vera soddisfazione, e sarà incredibile. Si passa da ritenere un nemico insuperabile, a morirci tre / quattro volte contro, a iniziare a capire i pattern, a passarlo a filo di spada senza dargli neanche il tempo di reagire, scegliendo l’attacco giusto per bloccare i suoi e leggendo il frame esatto in cui sparare per stordirlo e trafiggerlo con un attacco viscerale (ovvero piantandogli l’arma dentro e poi estraendola violentemente).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi c’è tutto il resto: le armi (il loro miglioramento, le gemme, gli elementali), la crescita con i punti esperienza (che se non si spendono si perdono se si muore, ma si possino recuperare tornando dove si è morti), un level design galattico (ogni stanza ha il suo perchè, e più volte farete quel “ah, sì, ora capisco” indice di design eccellente quando capirete che il punto A e il punto B sono collegati, e che ora potere “fare prima” per muovervi nel mondo di gioco), i boss,  il lore e la storia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non lo nascondo: per alcuni passaggi mi sono tranquillamente aiutato con la splendida &lt;a href=&#34;https://it.ign.com/bloodborne/94953/bloodborne-la-guida-completa-e-le-migliori-strategie&#34;&gt;Guida su IGN&lt;/a&gt; e la &lt;a href=&#34;https://bloodborne.wiki.fextralife.com/Bloodborne+Wiki&#34;&gt;Wiki su Fextralife&lt;/a&gt;, semplicemente perchè la quantità di roba nel gioco è tanta e tale che, per scoprire alcune cose da solo, le ore totali dovrebbero salire a 200/250&amp;hellip;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’ho giocato costruendo un personaggio forte e agile, incentrato sulla mannaia e sulla spada.&lt;br&gt;
Non nascondo che, non ora ma in futuro, non mi dispiacerebbe rigiocarlo, provando stavolta un personaggio diverso costruito sulle arti arcane e su tutti i vari attrezzini che si possono trovare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Avendolo finito, posso ora dirlo: sono perfettamente d’accordo con chi lo ritiene un capolavoro. È un gioco lungo, difficile, che richiede dedizione e non ha il senso di Epica di uno Zelda, ma premia in maniera incredibile l’impegno e la dedizione, ripagando con momenti di gameplay eccezionale, puro piacere videoludico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come detto, si trova ormai a pochi euro (meno di 10) su Vinted, e gira su PS4 e PS5. Se potete, proveatelo. Non ne rimarrete delusi.&lt;br&gt;
Solo una cosa: dategli fiducia e non fatevi scoraggiare all’inizio, anche Jimi Hendrix non ha suonato Hey Joe la prima volta che ha preso in mano una chitarra.&lt;/p&gt;
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    </item>
    
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      <title>Nel nido dei serpenti</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-05-10-nel_nido_dei_serpenti/</link>
      <pubDate>Sun, 10 May 2026 16:15:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
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      <description>&lt;p&gt;Letto in un paio d’ore, grazie al prestito della &lt;a href=&#34;https://catalogo.fondazioneperleggere.it/library/Inveruno/&#34;&gt;mia biblioteca comunale&lt;/a&gt;, questo libro di Zerocalcare gira intorno al tema dei neonazisti dell’est Europa e del potere politico e giudiziario che detengono.&lt;br&gt;
Per dimostrarlo usa le due storie di Ilaria Salis (dove vengono ripubblicate le storie uscite su Internazionale) e di Maja T. (questa inedita).&lt;br&gt;
Da quei due eventi si parte per due diverse strade: una descrittiva, che parla di cosa sono i neonazisti in Germania dell’Est e in generale in Europa orientale, l’altra riflessiva, perché in tutto il libro c’è un &lt;em&gt;fil rouge&lt;/em&gt; di riflessione sulla violenza, su quanta se ne può sopportare, su se e quando si deve reagire.&lt;br&gt;
Come in altri testi dell’autore, la riflessione è profonda ma non giunge a una conclusione forzata; si capisce come la vede Zerocalcare, ma non c’è giudizio, perchè, appunto, è un tema complesso e molte sono le sfaccettature e le situazioni personali da considerare.&lt;br&gt;
Sul tema della violenza, segnalo anche una bella puntata del podcast di Bebo Guidetti &lt;a href=&#34;https://youtu.be/jKRqxj-V9SU?si=tlBFM7AW1hl2uUoo&#34;&gt;“Parlo da solo”&lt;/a&gt;.&lt;br&gt;
In entrambi i casi si va in profondità, perché la classica risposta “Violenza? Mai” non è sempre giusta al 100%, vedi anche il famoso Paradosso dell’intolleranza di Popper.&lt;br&gt;
Come sempre, la risposta forse più giusta è “dipende”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Diversa invece è la posizione sui neonazisti, trattati (giustamente) come macchiette e messi alla berlina, mostrando sia i privilegi e il potere di cui godono, sia le loro risibili azioni.&lt;br&gt;
E qui non c’è molto da discutere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Testo breve ma interessante, anche riprendendo quanto già uscito su Internazionale, soprattutto per capire meglio una situazione complessa, che è più grande delle parti che la compongono.&lt;/p&gt;
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      <title>Boxes:Lost Fragments</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-04-25-boxes_lost_fragments/</link>
      <pubDate>Sat, 25 Apr 2026 09:40:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
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      <description>&lt;p&gt;Carino, ma niente di più.
Gioco di enigmi sullo stile dei “The Room” (di cui scrissi una dozzina di anni fa più o meno &lt;a href=&#34;https://dedioste.net/posts/2014-06-12-the-room-two/&#34;&gt;qui&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#34;https://dedioste.net/posts/2015-08-12-the-room/&#34;&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href=&#34;https://dedioste.net/posts/2016-03-18-the-room-3/&#34;&gt;qui&lt;/a&gt;), questa volta giocato su PC, visto che era stato dato in omaggio da &lt;a href=&#34;https://store.epicgames.com/it/p/boxes-lost-fragments-079041&#34;&gt;Epic Games Store&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il meccanismo è semplice: uno scrigno, ci si gira intorno e si scoprono i punti su cui interagire. Da lì, si risolvono piccoli enigmi, si sbloccano oggetti, si attivano meccanismi, fino a trovare un pezzo di un puzzle più grande.
Ogni 4 scrigni, si risolve un meta puzzle, usando i pezzi e gli indizi ottenuti, e si passa al gruppo successivo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La qualità degli enigmi è molto variabile: qualcuno è molto gustoso, qualcuno è proprio &lt;em&gt;meh&lt;/em&gt; e si finisce a risolverlo cliccando a caso.&lt;br&gt;
Rispetto ai &lt;em&gt;The room&lt;/em&gt; tra l’altro c’è anche la differenza di giocare con il mouse, e non con il touch, che crea alcune distorsioni (girare una chiave è comico&amp;hellip;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non mi sono praticamente mai bloccato, al limite ho perso un po’ di tempo in un paio di situazioni per del &lt;em&gt;pixel hunting&lt;/em&gt;, ovvero capire quale era la piccola zona giusta su cui cliccare (o quale era il piedino che ruotava, o quale era l’angolo giusto in cui inclinare il mouse per far fare la rotazione giusta al pezzo.)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Finito in 5-6 ore, l’ho usato come “pulisci palato” tra Disco Elysium e Bloodborne, due cose con decisamente un altro respiro.&lt;br&gt;
Senza aspettative enormi, rimane un passatempo gradevole.&lt;/p&gt;
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      <title>Disco Elysium</title>
      <link>https://www.dedioste.net/posts/2026-04-18-disco_elysium/</link>
      <pubDate>Sat, 18 Apr 2026 18:40:00 +0200</pubDate>
      <author></author>
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      <description>&lt;p&gt;Il più bell’esempio di interactive fiction che abbia mai letto/giocato.&lt;br&gt;
Se fosse una serie, ne parleremmo tutti come di una pietra miliare.&lt;br&gt;
Se fosse un romanzo, sarebbero a litigarsene i diritti per farne una serie tv.&lt;br&gt;
Ho un dubbio sul film, perchè una degli aspetti più importanti di Disco Elysium è la quantità di materiale: ogni dialogo, ogni side quest, ogni pezzo dell’enigma ha merito di essere raccontato e vissuto, e ognuno di essi ha un ruolo nella vicenda globale.&lt;br&gt;
Ogni pezzo tolto è una nota di meno in una sinfonia completa.&lt;br&gt;
E quindi non ci starebbe in due ore e mezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma partiamo dall’inizio.
Innanzitutto, cosa NON è Disco Elysium.&lt;br&gt;
Anche se ci sono le statistiche, non è un gioco di ruolo.&lt;br&gt;
Non ci sono enigmi con oggetti, non dovrete piegare il vostro cervello per capire cosa fare con un pollo con una carrucola in mezzo, non è quindi un’avventura punta e clicca.&lt;br&gt;
Si può morire, ma non è richiesta abilità con il joypad per evitarlo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È principalmente un racconto, in cui noi possiamo fare scelte.&lt;br&gt;
Meglio, in cui, come nella vita, &lt;strong&gt;dobbiamo&lt;/strong&gt; fare scelte.&lt;br&gt;
E ogni volta che faremo quelle scelte, qualche porta si aprirà e qualche altra si chiuderà.&lt;br&gt;
E per fare quelle scelte ci è richiesto di guardarci intorno, raccogliere informazioni, parlare con le persone e, a volte, fare un’azione, dal cui successo o meno dipende come si svilupperanno le cose.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non voglio spoilerare, ma si inizia &lt;em&gt;in medias res&lt;/em&gt;, con un primo enigma abbastanza esistenziale a cui, in breve, molto in breve, se ne affianca uno molto più pratico, ovvero un cadavere che pende da un albero.&lt;br&gt;
Quel cadavere è il caso da risolvere, e tutto (fidatevi, TUTTO) ha origine da lì e tornerà lì.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dialogo dopo dialogo, costruiremo un rapporto con le persone, e potremo iniziare a pensare meglio alla relazione con loro, proveremo a capire se fidarci o meno, se credere a quello che dicono o metterlo in dubbio.&lt;br&gt;
Capiremo se stiamo noi usando qualcuno, per andare avanti verso il nostro obiettivo, o se stiamo venendo usati, per gli scopi della persona con cui stiamo parlando.&lt;br&gt;
Un tango, in cui si balla in due, su una pista da ballo in cui ballano in molti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E, sempre dialogo dopo dialogo, inizieremo a costruire la nostra visione di cosa è successo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Spiccano tra tutti i personaggi alcuni veri capolavori, profili che sono importanti nel gioco ma con cui ancora di più è interessantissimo dialogare, visto che ogni scelta è come una mossa di scacchi, e può aprire a una informazione in più, o in meno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tecnicamente il gioco è fatto benissimo, con uno stile grafico caratteristico e gradevolissimo e una colonna sonora eccezionale (le tre note iniziali del tema che parte vicino al Whirling-in-Rags me le ricorderò per un bel po’).&lt;br&gt;
Nello specifico, io ho giocato alla versione &amp;ldquo;The final cut&amp;rdquo; che è la versione arricchita, uscita un anno dopo il lancio originale. Il gioco è stato un gentile omaggio della campagna natalizia di regali di Epic Games Store.&lt;br&gt;
Io vorrei sempre vedere la faccia del me del 1996 a cui dicono &amp;ldquo;Nel 2025, i videogiochi (e la musica) te li regaleranno, legalmente, basterà magari aspettare, ma avrai sempre ampissima scelta. Gratis.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qualche buco nel gioco c&amp;rsquo;è, ed anche se è marginale, può essere fastidiosetto.
La meccanica dei vestiti ad esempio, non mi ha fatto impazzire.&lt;br&gt;
Mi spiego meglio: i vestiti che si indossano danno dei modificatori ad alcune skill, ad esempio una sciarpa aumenterà la vostra empatia ma diminuirà la capacità di intimidire, mentre un paio di guanti tecnici aumenterà la vostra capacità manuale (idraulica, meccanica, etc.) ma peggiorerà la vostra credibilità da strada.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;C’è un momento del gioco, in cui ci sono una serie di controlli sulle skill in sequenza, dove scegliere i vestiti più adatti diventa rilevante.&lt;br&gt;
E quindi si deve passare ogni volta qualche attimo a “combinare” i vestiti migliori.&lt;br&gt;
In un giorco che è tutto storia e narrazione, metteris a &amp;ldquo;maxxare&amp;rdquo; le stats come in un soulslike, non è proprio il massimo, soprattutto per la sospensione dell&amp;rsquo;incredulità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;altra cosa, un po&amp;rsquo; paradossale, è che a volte il gioco parla troppo. Ci sono dei momenti in cui penserete &amp;ldquo;anche meno&amp;rdquo;, che cliccherete fuoriosamente perchè l&amp;rsquo;ennesimo dialogo su un dettaglio vi annoia. Non è un problema, va bene così, la logorrea fa parte dell&amp;rsquo;esperienza. Le cose importanti si possono sempre rivedere e rileggere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In definitiva, un capolavoro che merita di essere giocato. Peccato che la software house che lo ha fatto sia implosa dopo la pubblicazione, con litigate varie tra gli autori. Rivederli al lavoro su un altro progetot sarebbe stato motlo interessante.&lt;/p&gt;
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