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Easth for All: A survival guide for humanity

A volte uno ascolta i consigli sbagliati. Questo Earth for All: A Survival Guide for Humanity mi era stato spacciato come un libro molto innovativo sul tema della sostenibilità, una lettura che mi avrebbe stupito, che mi avrebbe “aperto la testa” con delle idee nuove.

Niente di più lontano: sono le solite quattro cavolate neoliberiste, più vicine alla trickle down economy e alla volontà dei ricchi di fare del bene che a vere soluzioni innovative.

Un noioso rimestamento, supportato questa volta da un modello matematico, evoluzione di una versione precedente. Probabilmente nella prossima versione diranno che hanno usato qualche modello di AI.

Bazzicandoci ormai da un po’, per motivi di lavoro, alla fine mi sono convinto che il tema della sostenibilità sia principalmente un tema di desiderio: sostenibilità è capacità di dire basta. E come con i bambini (o il nostro cervello rettiliano), è difficilissimo insegnare a dire basta.
Per farlo non si può lavorare solo sulle motivazioni.
Fare la scelta sostenibile deve diventare una buona scelta, senza compromessi. Quindi o la si rende la migliore oppure si rendono le altre impraticabili, e soprattutto si tolgono scelte, alternative e “scorciatoie”.

Un esempio che mi viene in mente? Il fumo nei locali pubblici. La legge Sirchia è stato un esempio di un cambiamento significativo a un abitudine, imposto senza se e e senza ma. Nessuno ha mai detto: “Non si può fumare dentro i locali ma se paghi 5.000 lire puoi fumare dentro”. Lo Stato ha preso, ha fatto una norma dura e ha rinunciato ai potenziali incassi, perché era convinto di aver fatto la scelta giusta.

A mio avviso, se non si passa da una interiorizzazione della cosa e da una decisione conscia, consapevole e definitiva, la sostenibilità per come è fatta oggi rimarrà sempre e solo un conflitto, tra chi ha troppo, spreca troppo ma trova comunque una soluzione economica e chi invece ha poco e si vede ora chiedere di (o, peggio, viene obbligato a) rinunciare anche a quello, perché non ha scappatoie economiche. E questo conflitto non genererà soluzioni definitive, ma sempre accordi temporanei, che ognuno cercherà poi di girare a suo favore.

Tornando al libro, è sicuramente confezionato bene, su quello nulla da dire, con molti dati, ma, appunto, alla fine, le conclusioni sono le solite: serve che i paesi sviluppati decidano e che poi aiutino i paesi più poveri, serve che “qualcuno” convinca le persone a fare scelte virtuose. Come? Imponendo? no, con dei begli incentivi economici.

Le azioni proposte sono le solite, note da anni. Si parla perfino di “cancellare il debito”, frase che non sentivo dal 2001, come idea innovativa. E’ 25 anni che una parte lo chiede, e viene coperta di guano a ogni occasione. E costerebbe molto, molto meno di uno qualsiasi degli ormai annuali interventi per “rilanciare l’economia”. Eppure proprio perché si è sempre cercata la via “più conveniente” per farla, non è mai stata fatta.

Le altre idee proposte sono, anche qui, non molto originali:

  • fare transizione all’energia pulita
  • diminuire la discriminazione verso le donne
  • ridistribuire in maniera equa i profitti ottenuti dall’uso di risorse naturali

Tutte cose corrette, ci mancherebbe, ma le modalità che vengono proposte sono quelle che si è tentato di applicare e che hanno miseramente fallito, ovvero esempi a vario titolo di “incentivo”, “aiuta i richhi e abitueranno i poveri”, etc.

Cosa vuoi dire davanti a un’affermazione del genere sulle emissioni di carbone?

If a fee and dividend approach is introduced, then the proceeds from the large increase in the price of carbon are recirculated to everyone, as the co-owners. It becomes a universal basic dividend.

E’ dal protocollo di Kyoto che ci siamo inventati le “quote carbone”. Sono servite a ingrassare solo ulteriormente la speculazione finanziaria, senza praticamente nessun effetto tangibile. Voglio inquinare? Pago qualcosa, così poi dico anche che sono green e mi abbassano il tasso del bond.

Vedersi riproporre nel 2022 (quando il libro è stato scritto) quel sistema come innovativo e di potenziale successo è scoraggiante.

Cosa vuoi dire davanti a un passaggio del genere sul ruolo dell’industria dell’Oil&Gas?

People often express shocked disbelief that societies are failing to remove fossil fuels from the global economy at the speed and scale required. It is worth remembering that what is being demanded is a complete restructuring of the foundation of all industrial economies. Fossil fuels were at the heart of the Industrial Revolution and remain the cornerstone for economic growth away from poverty. Calls for action are entirely correct, but transformation was always going to be difficult. On top of that, the fossil fuel industry’s unique position in society also means that it has become the most powerful and influential industry on Earth.

A parte che dire “remain the cornerstone for economic growht away from poverty” è una cazzata a pedali, nel 2024, mi lascia soprattutto perplesso che una posizione del genere non sia seguita da una benché minima proposta diversa da “se glielo chiediamo con educazione, magari smetteranno di approfittarne. In alternativa potremmo tassarli (e poi rispendere i soldi di quelle tasse in incentivi per la stessa industria)“.

Per prendere le parole del libro “Too little, too late” ma qui fortunatamente si parla solo dell’apporto al dibattito.

Dall’altra parte ben venga invece un approccio alla Extinction Rebellion / Ultima Generazione, che è radicale e difficile da capire / condividere, ma almeno ha il coraggio di proporre soluzioni nuove, non la solita minestra riscaldata.
Soluzioni, bada bene, molto più dure ma molto più pratiche e attuabili che “speriamo che accettino”.
Ha più senso vietare il consumo di carne che sperare che la gente smetta di mangiarla.

Condivisibile invece il punto del superamento del PIL come misura della crescita economica di una nazione, ma anche lì, si parla di indice di benessere ma non si entra nel dettaglio delle componenti di questo indice e di come possono essere modificate.

In sintesi: lasciate perdere.